Ron Bowes beffa Facebook
Ron Bowes beffa Facebook;
infatti, il programmatore di Skull Security,  grazie ad un  programma (in gergo web crawler) che raccoglie contenuti in rete catalogandoli, ha raccolto i dati contenuti nelle directory ad accesso libero di Facebook, ossìa i dati relativi a  tutti gli utenti che non hanno modificato le impostazioni per la privacy e che quindi permettono a chiunque di visitare le loro pagine ed i propri contenuti, che sono accessibili anche ai motori di ricerca.
Nomi, identificativi di account, URL delle pagine ed altri contenuti relativi ai profili di oltre 100 milioni di utenti Facebook sono stati quindi raccolti e messi online su Pirate Bay: un sito di file sharing svedese.
Pare che questi dati pubblicati non sono affatto segreti ma si possono reperire  attraverso una semplice ricerca in Google e riordinati forniscano indirizzi email ed altri dati relativi agli utenti, insomma si tratta di una vera e propria banca dati a tutti gli effetti; e pare che queste informazioni ora circoleranno libere nel web anche se gli utenti in questione decidessero di cambiare le impostazioni della privacy.
Dal punto di vista legale inoltre, ciò che Bowes ha fatto non è nulla di illegale: in effetti non ha fatto altro che collezionare dati che erano già disponibili per il pubblico, perchè l’accesso non era impedito a nessuno.
Il problema più grande, a mio avviso, non è la poca sicurezza di cui ormai non si fa che accusare continuamente Facebook,  bensì il fatto che sono ancora troppi coloro che fanno un uso inconsapevole e inappropriato di Internet. Il web è un mezzo di comunicazione potentissimo e non bisogna sottovalutare le sue potenzialità ; essere in rete significa essere a portata del mondo intero, e questa è un’arma a doppio taglio che bisogna saper utilizzare bene e sfruttare a proprio vantaggio, non agendo in maniera superficiale;
coloro che dovrebbero trarre insegnamento da questa vicenda, più che ‘gli uomini di Mark Zuckerberg’, siamo proprio noi.











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